Alle Muse
Al sacro estense, al mio novello Augusto
ite Muse devote, e lui chiamate
e magnanimo e forte e saggio e giusto,
ornamento e splendor di questa etate.
Poiché l’Europa è omai termine angusto
a la fama di lui, voi la portate
da l’aggiacciato suolo al lido adusto
e al ciel, s’altri no ’l vieta, indi v’alzate.
Luiggi quivi e Ippolito fra gente
beata stassi, di cui già cantaro
i duo cigni maggior del secol nostro,
e lor dite così: «Gran padri, l’ostro
che lasciaste là giuso or è più chiaro
ad Alessandro intorno e più lucente».